Napster craccato con “Salva con nome…”

L’ennesima forzatura di un sistema di cifrazione o di autentifica spalleggiato da Napster e da Microsot ha perso colpi e i giornali di mezzo mondo titolano “allo scandalo”. Ma dov’è la novità? Già, perché il sistema tanto segreto che viene utilizzato per circumvenire alle protezioni messe in atto con miliardi di dollari in investimenti altro non è che una versione di “Salva come…”.

Tutto comincia con Napster, il colosso ora paladino del DRM che sfoggia un nuovo servizio di prestito a tempo protetto da tecnologie anti pirateria. A pochi giorni dall’uscita appaiono misteriosi messaggi che parlano di sprotezione ad opera di WinAmp ed il misteriosissimo “Output Stacker plug-in” che consentirebbe di trasformare la musica protetta da WMV a WAV e quindi di masterizzare. Le urla dello scandalo si spandono per miglia e miglia di cavi per il web, si insorge contro la tecnologia poco sicura e gli Hacker in agguato.

Tutto questo per un “Salva con nome…”.

Già, perché il fantomatico sistema utilizzato non è altro che il vecchissimo (quasi obsoleto) convertitore di WinAmp che consente di salvare un file MP3 (ed ora qualunque file letto da WinAmp ) in WAV in modo identico a quello che si farebbe attaccando un cavo ed un registratore alla scheda audio di un PC. In parole povere basta selezionare, invece dell’output su scheda audio, un output su file WAV e durante la riproduzione del brano questo verrà memorizzato come WAV “sprotetto”.

Circuito il sistema? No, semplicemente utilizzato la scheda audio in modo leggermente differente dall’utilizzo originale, ma pur sempre in modo legittimo e alla portata di qualunque utente, esattamente come un file di Word protetto da password aperto in modo legittimo e salvato come nuovo file non protetto.

Quanto passerà prima che i produttori capiscono che la protezione con sofisticate tecnologie nulla può contro il caro, buon vecchio “analogico”?

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Google in UK: 5 miliardi di ricavi, 21 milioni di tasse

Stavolta niente giornali complottisti, ma direttamente il Financial Times che recita: Google’s UK operation paid £20.4m of corporation tax on its profits in 2013, according to accounts filed at Companies House on Thursday. Documents published by the parent company this year showed that the country accounts for $5.6bn of revenues. qui Estote parati.