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Matteo G.P. Flora

Mi occupo di Analisi e Protezione della Reputazione Online con la mia azienda, oltre che di comunicazione e sicurezza tra Dharma & Data.

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La Civiltà e l'Etica per la questione Tibet


Creative Commons License photo credit: luce_eee

Ricevo con preghiera di diffusione e stavolta volentieri diffondo uno scritto a firma Andrea Di Terlizzi e Walter Ferrero che offre interessanti spunti di riflessione sulla questione Tibetana e che mi piacerebbe analizzare con voi. Eccolo:

Dietro l’angolo di casa nostra sale alto il grido di un popolo civile e sofferente; urla di bambini, vecchi e uomini, un appello di dolore a cui l’evoluto Occidente ha voltato le spalle sin dal 1950, anno in cui l’esercito cinese è penetrato con violenza nella vita di uno dei popoli più pacifici del pianeta.
Questo inizio appare retorico, certamente, perché le ragioni della real politik non sono quelle del cuore e, talvolta, neppure quelle dell’umana ragione. Gli interessi in gioco sono immensi (e il Tibet è, in fondo, poca cosa); resta da intuire, anche sotto questo profilo, quale sia la più lungimirante visione, per il futuro della nostra società.
Se il governo cinese non può permettersi di fare un passo indietro, per timore di creare un precedente pericoloso che potrebbe varcare i confini del territorio tibetano, possiamo porci la seguente domanda: l’Occidente, può mostrare alla Cina che ogni sua violazione dei diritti umani è tollerata dai governi democratici occidentali? A quali esiti porterà, nel futuro, questo atteggiamento?
E ancora: siamo veramente sicuri che gli interessi economici e politici, da soli, possano realmente cementare il tessuto della nostra civiltà? Un futuro privo di forza etica e di cavalleresca convinzione che esistono valori inalienabili da proteggere, potrà reggere l’impatto dei cambiamenti in corso?
Un guerriero privo di Cuore è una macchina senza forza, perché manca di significati condivisibili, per cui valga la pena di vivere e morire. Una società senza Valore, è destinata a soccombere dinanzi all’avanzata di più stabili (anche se meno civili) ideologie.
L’Occidente ha guadagnato quasi tutto, ma ha dimenticato il suo antico Cuore. Non possiamo ottenere rispetto, quando i valori proposti s’inchinano troppo spesso al solo interesse.
In tutto il mondo, milioni di persone protestano per la violenza esercitata dal governo cinese sul popolo tibetano, ma la maggioranza di costoro, sa bene che tutto ciò non varrà a nulla, di fronte ai giochi di potere; e il rispetto per i nostri governanti, decresce sempre più.
Perché seguire chi non possiede l’integrità per schierarsi in nome di ciò che veramente conta? Non c’è da stupirsi se la nostra società vive incrinature pericolose e vacilla sotto i colpi di varie forme d’integralismo che la minacciano.
Un governo deve essere giusto, per ottenere rispetto; una civiltà deve essere profonda, per ricevere ammirazione e consenso. L’Occidente, fondato sull’Etica cristiana dell’amore, resta a guardare la cancellazione di una cultura che, invece, andrebbe protetta come patrimonio dell’umanità, per le vette filosofiche che ha saputo esprimere e la bellezza del messaggio che da sempre ha trasmesso al mondo intero; fatto di comprensione, compassione per l’umana sofferenza e propensione all’armonia.
Così, oggi, ogni cristiano osserva l’indifferenza dei vari governi di fronte alla violenza brutale di una mentalità che schiaccia tutto ciò che non la rappresenta; senza far nulla. Innocenza perduta.
Questa è l’agonia di ciò che dovremmo e potremmo rappresentare, per il mondo intero: una civiltà avanzata, retta da valori che non si inchinano costantemente agli interessi di parte, ma capace di mostrare unità d’intenti almeno in quei rari momenti nei quali è in gioco la sua stessa dignità; perché non è dignitoso voltarsi per non vedere chi agonizza nell’isolamento; non esiste dignità nel non saper tendere la mano a chi invoca aiuto, schiacciato da un’ideologia oscura e aggressiva.
E tutto ciò non è riferibile solo all’Etica cristiana, poiché esiste un’Etica umana che prescinde dalle fedi e dalle convinzioni religiose, e dovrebbe rappresentare anche la bandiera di un umanesimo laico, giacché laicità non significa certo assenza di un cuore e mancanza di valori profondi.
È l’uomo e la sua stessa essenza – in ultima analisi – che è posto al vaglio dalla vita, messo alla prova nei momenti che contano. Di fronte a questo grande bivio, abbiamo sbagliato spesso strada e, ancora oggi, stiamo per mancare l’opportunità di mostrare che la civiltà occidentale può rappresentare un faro per tutto il mondo.