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Matteo G.P. Flora

Mi occupo di Analisi e Protezione della Reputazione Online con la mia azienda, oltre che di comunicazione e sicurezza tra Dharma & Data.

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In morte di Sorella Eluana

Unquenched thirst
Creative Commons License photo credit: HAMED MASOUMI Come vedete negli utlimi tempi non seguo un gran che la Blogosfera e, ancora meno commento notizie, fatti, e blossip (*neologismo di mia invenzione per Blog Gossip), ma stavolta farò una eccezione…

Ho letto un post dell’amica Enrica, che personalmente stimo tantissimo e di cui seguo i feed da più di un annetto, e mi sono sentito prendere dallo sconforto. Sconforto perché, ancora una volta, chiunque combatta per un ideale viene preso per “attention whore” e per “maniaco della celebrità”, sconforto perché tante persone commentano sui commenti di commentatori che hanno commentato commenti di commentari. In ultima analisi a nessuno frega alcunchè della realtà dei fatti, ma solo del commento di terza generazione.

Ecco il post: > A fronte di tutte le polemiche sulla sorte della povera Eluana, sinceramente io non ho capito perché la famiglia, o meglio il padre, se secondo lui si fa un favore alla figlia interrompendole l’alimentazione forzata (cosa di cui in linea generale dubito perché ho visto gli effetti disastranti della disidratazione, se pure negli animali), dicevo non ho capito perché non ha staccato lui stesso i vari macchinari che la tengono in vita.
> Di casi così ne succedono ogni giorno nelle cliniche private (lo so da infermieri e da medici), e qualcuno anche negli ospedali. E sono circondati da silenzio. Oltre tutto, penso che si possa fare anche in modo che risulti un errore, un inciampo, non so. > Se l’unica cosa che sta a cuore al padre è il bene effettivo della figlia, e se identifica questo bene con l’interruzione di tutto quello che la mantiene in vita, mi chiedo perché non si è assunto, in tutta coscienza, la responsabilità di compiere quegli atti personalmente. Spegnere, staccare – o inciampare, sbagliarsi, commettere un errore fatale. Perché non si è assunto lui stesso quest’onere, invece di creare un caso mediatico?

Che dire? forse che, Enrica, sai che nutro grande stima verso di te, ma credo che con questa incredibile superficialata di post tu stia prendendo un paio di abbagli di proporzione colossale.

Il primo dei due abbagli è il fatto di “staccare la spina”. Eluana non è in ventilazione artificiale, ma solamente alimentata (ed idratata) esternamente. Il “togliere la spina” non sortirebbe alcun effetto, mentre il forzare la non alimentazione la porterebbe a morire letteralmente di fame.
Credo sia molto più dignitosa una morte meno cruenta che non per patimenti di fame. Indipendentemente dal fatto che possa percepire o meno qualcosa (non è in situazione di morte cerebrale, che si dichiara SOLO quando non vi è attività del cervelletto e quindi il paziente NON PUÒ respirare autonomamente e il cuore non può battere autonomamente.) rimane umanamente l’agonia dei familiari che la vedrebbero deperire lentamente. La morte per disidratazione è a tutti gli effetti paragonabile alla morte per dissanguamento, in quanto se non sufficientemente idratato il corpo non riesce ad idratare il sangue, quando il volume sanguigno circolante diminuisce ad un livello inferiore ai 3,5 litri si ha perdita di coscienza e morte.

Il secondo abbaglio che nella foga del commento ti perdi bellamente è che il padre di Eluana non sta in alcun modo cercando solo una via di uscita per Eluana: sta combattendo una guerra silenziosa e non violenta per tutte le persone che prima di lei e dopo di lei si scontreranno contro lo stesso problema.
E, credo, in questi casi l’unico “Perchè non in silenzio?” divrebbe essere il silenzio di chi, senza sapere e con una fievolissima nozione di cosa sta accadendo scrive incitando un omicidio per fame per una persona speciale ed un padre speciale che stanno combattendo.

Oltretutto, pensaci un attimo: come potrebbe in qualche modo il padre “inciampare” in questo caso?
Certo, potrebbe, mettersi di fronte alla figlia con un fucile a canne mozze e minacciare di morte chiunque (comprese le Forze di Polizia) volesse, nei DIVERSI GIORNI che impiegherebbe a morire, tentare di alimentarla.
La storia ci insegna che probabilmente finirebbe con un colpo in testa da parte dei reparti speciali, ma potrebbe comunque provarci…
Non so, IMVHO imango dell’idea che non sarebbe una scelta intelligente e che, probabilmente, alla tua domanda “Perché non si è assunto lui stesso quest’onere, invece di creare un caso mediatico” puoi facilmente, una volta capito davvero come stanno le cose, rispondere abbastanza semplicemente, non credi?

Tutto questo, ovviamente, senza voler fare polemica e convinto che semplicemente tu ti sia fidata della stampa italiana.

E, come sempre, IMVHO e chiedendo scusa, ad occhi bassi, ai genitori della ragazza per essermi permesso di dire la mia opinione su un argomento tanto delicato e tanto personale della loro vita.

Buonanotte spero presto, sorella Eluana… Buona notte