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Matteo G.P. Flora

Mi occupo di Analisi e Protezione della Reputazione Online con la mia azienda, oltre che di comunicazione e sicurezza tra Dharma & Data.

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Sei Gay? Non fare outing. Già lo so dal tuo account di Facebook.

(ndt. Mi dicono che si scriva “outing” quando è sputtanamento da parte di terzi, leggasi lo stimato Boffo, e “coming out” quando l’annuncio è volontario. Sorry, ignoranza mia…)

Ci sono cose che l’umano medio italiota, quello con l’account su Facebook perché “fa figo” non riuscirà mai a capire.
Che sia chiaro, io non sono intollerante verso le minoranze ma, semmai, dannatamente intollerante verso le maggioranze che compongono il 98% degli italiani. Per me bisognerebbe tornare all’oligarchia (effettivamente parlando all’aristocrazia, ma decidendo io l’“aristos” del caso sarebbe complesso).

Sei gay? Lo so già, non hai bisogno di fare outing.
Non che me ne importi, sia chiaro. per quanto mi riguarda sei semplicemente una persona di sesso maschile che potrebbe vedermi come attraente (nel caso tu abbia pessimi gusti) e nulla di più. Il fastidio che mi dai è non solamente nullo ma, anzi, decisamente inferiore a quello dell’italiano medio che è in fila a fianco a me in una metropolitana o al bar sotto casa. Inoltre in linea di massima ti vesti in modo attraente e per me degno di spunti di rilfessione ed emulazione ed, in genere, odori di buono e non di sudato.

Il problema non è sicuramente il mio ma di chi, semplicemente utilizzando lo schema dei tuoi contatti su Facebook, può facilmente desumere il tuo status sessuale.
Se ci pensi è anche semplice ed immediato: il tuo entourage ad un occhio attento rivela tantissimo di te e quello che un occhio attento può fare, un algoritmo lo può simulare quasi sempre.

At MIT, an experiment that identifies which students are gay is raising new questions about online privacy. Using data from Facebook, two students in an MIT class on ethics and law on the electronic frontier made a striking discovery: just by looking at a person’s online friends, they could predict whether the person was gay.
The project, given the name ‘Gaydar’ by the students, is part of the fast-moving field of social network analysis, which examines what the connections between people can tell us, from predicting who might be a terrorist to the likelihood a person is happy, fat, liberal, or conservative.”
MIT professor Hal Abelson, who co-taught the course, is quoted: “That pulls the rug out from a whole policy and technology perspective that the point is to give you control over your information — because you don’t have control over your information.

Il discorso della [tesi dei due ragazzi dell’MIT ][1], quelli che hanno creato il progetto [GayDar][1] che dalla semplice tua rete di contatti determina se sei o meno Gay, è semplice ed immediata: non puoi sapere COSA verrà fatto dei tuoi dati perché NON LI POSSIEDI. O, per lo meno, possiedi solamente la minima ed infinitesima parte di esse. Tu conosci i TUOI dati ma non puoi avere nessun controllo su come questi si interfaccino, linkino o siano interdipendenti da quelli di tutto il resto del mondo digitale.

Mettiamola in questo modo: tu mi dici solamente dati apparentemente innocui come le tue amicizie. Come però io uso questi dati non ti interessa e, soprattutto, non ne sei a conoscenza. Per fare un esempio stupido: il fatto che tu mi dica che “martedì non puoi, perchp devi andare a prendere le bimbe al tennis” non sembra essere importante, se tu non sai che il mio obiettivo è rapire le tue figlie. E che ora che lo so lo farò proprio Martedì.

Quindi? Quindi le informazioni più marginali ed apparentemente innocenti possono trasformarsi, nell’epoca dell’informazione aggregata digitale, in mine sul tuo percorso. E non ci puoi fare niente se non una cosa: saperlo.

P.S.: Mi dicono dalla regia che ho anticipato di svariate ore lo Zambardino Nazionale e ne sono ben fiero ;)
[1]: http://www.boston.com/bostonglobe/ideas/articles/2009/09/20/project_gaydar_an_mit_experiment_raises_new_questions_about_online_privacy/?page=full