Matteo G.P. Flora bio photo

Matteo G.P. Flora

Mi occupo di Analisi e Protezione della Reputazione Online con la mia azienda, oltre che di comunicazione e sicurezza tra Dharma & Data.

Twitter

Facebook

Google+

LinkedIn

Instagram

Github

Siete una manica di stronzi fuorilegge

Sarà l’età, sarà il contesto culturale in cui sono cresciuto, ma a me certe affermazioni fanno tremare:

In a surprising statement to CNBC, Google CEO Eric Schmidt told reporter Maria Bartiromo, ‘If you have something that you don’t want anyone to know, maybe you shouldn’t be doing it in the first place.’

Mi ricordano molto le affermazioni di un tizio con la svastica sul braccio…

Capito, stronzi? Se non volete che qualcuno veda cosa fate, non fatelo. Semplice.
UPDATE: E’ bello non essere paranoici da soli ed il buon Fabio Ghioni non perde tempo per aggiungere un po’ di benzina, oggi:

“Se avete qualcosa che non volete far sapere a nessuno, forse in primo luogo non dovreste farla”. Così l’ad di Google Eric Schmdit in un’intervista a CNBC, da cui però emerge qualcosa di ancora più importante: Schmidt ammette infatti che ci sono casi in cui Google è costretto a rilasciare i dati personali degli utenti: “Se davvero avete bisogno di privacy, la verità è che i motori di ricerca – incluso Google – conservano le informazioni per qualche tempo ed è importante, per esempio, sapere che siamo tutti soggetti al Patriot Act ed è possibile che tutte quelle informazioni possano essere rese disponibili alle autorità.”
La questione va ben oltre la privacy e che Hacker Repulic ha messo in evidenza: la relatività delle giurisdizioni. Schmidt infatti si richiama a una legge statunitense, ma Google ha una copertura mondiale. Ergo, attraverso Google anche noi in Italia saremmo soggetti al Patriot Act americano, oppure Google Italia risponde alla legge italiana? La domanda non è irrilevante.
The Register fa notare inoltre che la conservazione dei dati personali espone a rischi di hackeraggio e di usi illeciti: del resto le conache recenti ci hanno raccontato di come nella Deutsch Bank e nella T-Mobile i dipendenti stessi rivendessero i dati sensibili dei clienti. In definitiva, le dichiarazioni dell’ad di Google fanno capire una volta per tutte che chi è preoccupato della propria privacy dovrebbe disattivare i cookies di Google, evitare di iscriversi ai suoi account e, in definitiva, evitare di usare il motore di ricerca. Il problema è che la gran parte degli utenti non lo sanno.