Google, la Cina e la verità: Do No Evil un paio di maròni

Che io sia smaliziato rispetto alle diverse affermazioni che Google suole fare sulla Libertà Online è noto e stranoto. Non mi sono pronunciato sul loro ritirarsi dal mercato Cinese quando dalla rete apparivano migliaia di messaggi a supporto di questa “grande vena di umanità”, di questo “anelito alla correttezza”, di questo “grandioso passo verso la libertà”.

Che erano, come immaginavo, una manica di cagate ben studiate dal reparto PR di Mountain View.

In realtà voce sempre più sostanziali (tra cui non l’ultimo dei poveri fessi, un tale di nome Bruce Schneier direttamente dalle pagine della CNN) raccontano la verità dietro alle fesserie: il governo Cinese ha sì attaccato Google, ma lo ha fatto attraverso i comodi tool che la società ha dato a disposizione dei Governi per meglio intercettare gli utenti senza bisogno di complicate procedure di autorizzazioni.

Come [Slashdot fa notare][]:

‘In order to comply with government search warrants on user data, Google created a backdoor access system into Gmail accounts. This feature is what the Chinese hackers exploited to gain access.’ His article is short on sources, and the common belief is that a flaw in IE was the main attack method. Has this come up elsewhere? Schneier continues, ‘Whether the eavesdroppers are the good guys or the bad guys, these systems put us all at greater risk. Communications systems that have no inherent eavesdropping capabilities are more secure than systems with those capabilities built in. And it’s bad civic hygiene to build technologies that could someday be used to facilitate a police state.'”

Questa, insieme alle affermazioni di Eric Schmidt secondo cui tutti i dati degli utenti in tutto il mondo sono a disposizione del Governo Americano alla luce del Patriot Act credo diano una visione molto più precisa su come il filantropico afflato della società di Mountain View sia semplicemente quello che molti si aspettavano che fosse: un grosso, grosso stunt di PR.

Completamente non attinente, come spesso accade per la PR, con la reatà di tutti i giorni.

Mi sento un po’ meno uno stronzo paranoico e un po’ più smaliziatamente cinico. E, come il solito, a pensar male…

UPDATE: Mi segnalano come estremamente interessante anche questo articolo correlato che rimanda ad una dichiarazione che forse getta più luce sull’argomento e sulle fonti:

Drummond said that the hackers never got into Gmail accounts via the Google hack, but they did manage to get some “account information (such as the date the account was created) and subject line.” That’s because they apparently were able to access a system used to help Google comply with search warrants by providing data on Google users, said a source familiar with the situation, who spoke on condition of anonymity because he was not authorized to speak with the press.

Autore:

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