Google vs Cina: chi la spunterà?

Non si fermano gli attacchi degli hacker cinesi verso il resto del mondo informatizzato, e sicuramente a farla da padrone è stato proprio Google con le sue mosse astute e al contempo provocatorie.

Non possiamo non ricordare, infatti, la decisione della grande G di eliminare la censura dai risultati del suo sito cinese, e il successivo attacco portato ai suoi sistemi di autenticazione proprio da parte di IP localizzati nel territorio della Cina. La “guerra” è andata avanti col redirect automatico da google.cn verso google.com.hk, ossia il sito di Google relativo a Hong Kong, e ad oggi i forum cinesi trattano argomenti per nulla differenti.

Basta visitare alcuni forum particolari per trovare offerte di lavoro come hacker professionisti, oppure la vendita di semplici tutorial per effettuare qualsiasi tipo di attacco informatico, dai più semplici a quelli ben più complessi.

Dopotutto, tra tutti i 384 milioni di internauti cinesi, è normale che una “piccola” percentuale si interessi al tema della sicurezza informatica, ma ben più grave è il fatto che il governo non faccia nulla per prendere provvedimenti, o addirittura neghi l’esistenza di questo cyber crimine localizzato.

Infatti, secondo quanto dichiarato da Liu Deliang, direttore dell’Asia-Pacific Institute for Cyberlaw Studies di Pechino, gli abitanti della Cina non hanno alcun interesse ad attaccare reti di computer situate fuori dal loro territorio, ed in ogni caso se anche lo facessero sarebbero bloccati prontamente da chi di dovere: voi ci credete?

A conti fatti come si può biasimare Google dall’aver mollato la presa in Cina? Se nemmeno i capi di stato ammettono il problema hacking, che porta alla nascita ininterrotta di nuovi malware e troyan, e calcolando che il bacino di mercato di Google è pressoché illimitato in tutto il resto del mondo, vale davvero la pena combattere una guerra già persa in partenza?

In tutto questo trambusto la Microsoft gongola come non mai, essendo il principale motore di ricerca rimasto in Cina dopo che Google sta pian piano cedendogli il passo: certo, la casa di Bill Gates deve accettare le regole ferree imposte dalle leggi locali, ma sembra che questo non la turbi particolarmente.

Hacker Creative Commons License photo credit: altemark

Per una volta, ed è proprio il caso di dirlo visto che finora non sen’era mai presentata l’occasione, Google sta applicando il suo motto che recita “Don’t be evil”: sarà veramente finita con la Cina o a breve assisteremo a qualche altro colpo di scena?

Via ITProPortal.com con la collaborazione di Matteo Ratini

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