No, signora, non sono “i tempi che corrono”

rest Creative Commons License photo credit: fazen

Un parola di monito: non sono solo professatamente anti-pedofilo, ma tra le mie consulenze più impegnative vi sono proprio quelle, pro bono, rese ad Associazioni e Enti che si occupano del contrasto alla PedoPornografia. Lo stesso FoolDNS Community e FoolDNS Business offrono sofisticati strumenti integrativi per il contrasto alla diffusione di materiale pedopornografico. E’ una premessa importante per leggere le righe successive con una contestualizzazione corretta e per capire che il bandolo della matassa non è la pedofilia crimine esecrabile ed esecrando, ma piuttosto l’attitudine al farsi plagiare nelle proprie valutazioni da un sentimento di prono piegamento al panico generato da giornali e sentimento comune. Un invito, se volete, ad agire “cum grano salis”.

Ultimo giorno di ferie e la mia vena naturista mi porta a stare qualche ora sdraiato in Parco Sempione, iPad nelle mani (64 giga, 3g, come dice il socio “per lsvoro sempre il meglio”) a leggiucchiare e Nikon nella borsa. Una sorta di mini necessaire zen, senza flash e con il 50mm fisso arttaccato alla macchina, quasi a voler darsi una scusa per non scattare se non necessario. Dopo qualche ora mi posiziono sulla panchina, ora all’ombra, a fare qualche scatto ai piccioni che mangiano. Piccoli topi con le ali… E mentre scatrto una vocina a fianco: “me la fai anche a me una foto?”. Quasi un pigolare. Alzo gli occhi e mi vedo il piccolo essere umano più tenero di Agosto, alta tre spanne e mezzo, bionda e con degli occhioni verdi che pare uscita da un Manga. mi guardo in giro, quasi allarmato, e non vedo nessuno in zona. Strano. Le sorrido, circospetto come solo chi sa che il disastro è sempre in agguato da bravo pessimista, e le rispondo “Certo che te la faccio. Ma per fare le foto alle bambine si deve chiedere alla mamma. Dov’è? Glielo hai chiesto?”. Come sempre accade quando si risponde un modo serio ad un bambino ci pensa su un secondo e fa cenno con la testa a confermare il suo diniego e mentre mi guardo in giro mi sbotta un “ce lo chiedo!”. Nel frattempo da lontano appare una ragazza sui 25 tutta trafelata, che ovviamente cerca qualcosa o qualcuno. Alzo una mano, lei mi guarda, e le faccio un cenno indicando il nano che ho seduto a fianco. Al che gli occhi di lei, invece di rasserenarsi, si fanno furiosi e nel suo avvicinarsi sbotta verso la bimba “Sofia! Cosa ti ha detto il signore?”. Sono già con gli occhi al cielo quando il piccolo essere umano risponde con perfezione “Ci ho chiesto se mi faceva una foto che stava fotografando i uccellini e mi ha detto che devo chiedere prima alla mamma. Posso mamma? Fare la foto che rido? Daaaaai!”. Lo sguardo di lei si fa sorpreso. Poi perplesso ed infine mi dice, imbarazzatissima “Mi scusi… Sa, con i tempi che corrono…”. Mi volto, la squadro, e tranquillo le dico “Signora, i tempi sono tanto pericolosi quanto lei si fa condizionare e terrorizzare dalla televisione”. Mi volto verso la piccola, le sorrido e, alzandomi, le dico “scusa, piccina, ho finito il rullino. La prossima volta, ok?”. Lei mi sorride, fa si con la testa e se ne torna a correre. La madre, invece, non dice nulla. La caccia alle streghe funziona, sembrerebbe. Di streghe catturate nessuna, ma la gente ha sempre caldi i falò per tutti i diversi… Per qualche approfondimento qui, qui o qui.

Autore:

Le applicazioni mediche e la privacy? Il Garante non è per nulla convinto

Secondo il Garante italiano serve più trasparenza nell’uso dei dati degli utenti che scaricano app mediche in Italia. I risultati dell’indagine, avviata a maggio dal Garante Privacy per verificare il rispetto della normativa italiana sulla protezione dati da parte di applicazioni che utilizzano dati sanitari, mostrano come anche nel nostro Paese gli utenti non siano […]