Come non calare il cappello alla Corte di Cassazione, con una sentenza come questa, che mi rende orgoglioso delle sue toghe?
“In conclusione, l’affermato intreccio del dovere del giornalista di informare e del diritto del cittadino di essere informato merita rilevanza e tutela costituzionale se ha come base e come finalità la verità e la sua diffusione. Se manca questa base di lancio, se non c’è verità, ma calcolata e calibrata sua alterazione, finalizzata a disinformare e a creare inesistenti responsabilità e a infliggere fantasiose [il riferimento è alla pena di morte invocata per il giudice tutelare nell’articolo pubblicato su Libero, oggetto di causa n.d.r] condanne agli avversari, il richiamo a nobili ed intangibili principi di libertà è intrinsecamente offensivo per la collettività e storicamente derisorio, beffardo per coloro che in difesa della libertà di opinione hanno sacrificato la propria vita. In un ordinamento e in una società che vivono e si sviluppano grazie al confronto delle idee, non può avere alcun riconoscimento l’invocato diritto di mentire, al fine di esercitare la libertà di opinione”. La sentenza Sallusti
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Estote parati.
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