Due NAZA, e tutti e due «veri»

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Il 19 ottobre 2026 ho scritto «Naza» su Google per controllare una cosa, e proprio sotto la scheda che Google dedica al film mi sono trovato un annuncio a pagamento: “Guarda il film Naza online”, “Naza film, il ‘sito vero’“, “Naza: guarda il film completo”. Il sito a cui portava, però, non era quello del film che stavo cercando: era il sito di un altro film con lo stesso nome, girato apposta per contestare quello premiato a Venezia, che parla dei bombardamenti su Gaza. Nell’archivio pubblico degli annunci di Google, poi, l’inserzionista aveva un nome che non lasciava spazio a interpretazioni, Israeli Government Advertising Agency, cioè l’agenzia che compra la pubblicità per conto del governo israeliano.

Prima di andare avanti metto una cosa in chiaro, perché su questo argomento ogni parola viene pesata col bilancino: in questo pezzo non troverete una mia posizione su chi abbia ragione su Gaza, né politica né morale (e chi mi legge da un po’ sa che c’entra il mestiere più della prudenza, perché io guardo come si costruisce un racconto e lascio ad altri chi lo merita). Troverete la radiografia di una mossa di strategia cognitiva, una delle più pulite che mi sia capitato di vedere in questo campo da parecchio tempo.

Prima di tutto le etichette, perché NAZA non è un documentario

Il film che stavo cercando è NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro registi di No Other Land, l’Oscar 2025. Dentro ci sono 24 militari e ufficiali dell’intelligence israeliani, tutti anonimi, intervistati di notte sui tetti di Tel Aviv, secondo i quali si calcolava in anticipo quanti civili avrebbe ucciso un bombardamento a Gaza; il titolo viene da nezek agavi, l’espressione militare ebraica per il danno collaterale. Il film è stato presentato in concorso alla 83ª Mostra del cinema di Venezia il 10 settembre 2026 e ha vinto il premio speciale della giuria.

La prima mossa di questa storia, però, la fa una parola prima di qualsiasi governo. «Documentario» è un’etichetta che promette un resoconto neutro dei fatti, la telecamera che registra e lo spettatore che giudica, e lavora prima ancora che parta la prima immagine. NAZA quella promessa non la può mantenere, come nessun film girato dentro una guerra: è il racconto di una parte, costruito su testimonianze anonime che restano fuori da ogni verifica indipendente, che porta sullo schermo la lettura dei fatti della parte palestinese (anche se a firmarlo sono due registi israeliani e a parlare sono militari israeliani), quella che Israele ha sempre respinto e che, davanti a questo film, ha contestato di nuovo. Il 1° ottobre 2026 l’esercito israeliano, l’IDF, ha diffuso dieci pagine in cui parla di “rappresentazione manipolativa della realtà” e nega di aver mai approvato un attacco con 500 civili previsti (la risposta dell’esercito, ripresa nel dettaglio dall’agenzia di stampa ebraica americana JTA, che riporta anche la replica del Guardian, coproduttore del film: lo sostiene «per intero» e la verifica delle testimonianze, fatta anche su documenti riservati trapelati, è stata «rigorosa»); il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto di revocare la cittadinanza ai due registi, e il primo ministro Netanyahu, secondo Euronews, ha parlato di incitamento all’antisemitismo.

Sulle testimonianze anonime io non faccio il giudice; noto soltanto che la stessa analisi vale, identica, per il film uscito per contraddirlo, che si chiama NAZA: The Real Story, porta sullo schermo la lettura dei fatti della parte israeliana e porta la stessa etichetta di documentario, con in più «la vera storia» nel titolo. Due racconti di parte, presentati con la stessa etichetta: da qui in poi, per onestà, li chiamerò film tutti e due.

Il secondo NAZA, nato in sei giorni

Il sito del secondo film, nazadocumentary.com, nasce il 16 settembre 2026, sei giorni dopo la prima a Venezia, registrato su Cloudflare con i dati del proprietario oscurati, come ha ricostruito l’emittente del Qatar Al Jazeera. Le prime copie conservate dalla Wayback Machine, l’archivio che fotografa i siti nel tempo, mostrano una pagina che si presenta come quella ufficiale del film di Abraham e Szor, con i nomi dei registi e le proiezioni; solo dal 30 settembre 2026 diventa la casa di NAZA: The Real Story, 49 minuti firmati da Ariel Averbuch e Roi Danino, ufficiali di riserva, e dal montatore Hagai Gutman, che lo presentano come una risposta alle accuse del primo film e dichiarano di essersi pagati tutto da soli. In fondo alla pagina ci sono due siti fratelli, watchnaza.com e whatisnaza.com, che si presentano come guide neutrali al film premiato, con tanto di orari delle sale, e che dentro rimandano a nazadocumentary.com (l’ho controllato a mano il 19 ottobre 2026, perché sono fatto così).

Secondo la stessa inchiesta di Al Jazeera, il 14 ottobre 2026 il contatore del sito segnava 43.758.421 visualizzazioni, mentre il film completo su YouTube quel giorno ne aveva meno di 130.000, e il sito quella differenza non l’ha spiegata. Sul piano ufficiale, l’ambasciata israeliana a Washington ha dichiarato che il ministero degli Esteri non ha partecipato alla produzione, e in seguito Tzipi Hotovely, che dirige la direzione nazionale della diplomazia pubblica, ha consegnato ai tre autori un attestato per il loro contributo, come ha raccontato il quotidiano saudita Arab News.

Chi abbia pagato il secondo film non è provato, e io non lo scrivo. Quello che è provato, ed è un fatto più stretto ma molto più solido, è chi paga gli annunci che ci portano la gente. I primi, in inglese, partono il 7 ottobre 2026 con l’invito a visitare il “sito vero”; l‘11 ottobre 2026 la Wayback Machine registra una visita al sito con attaccato all’indirizzo il codice che Google aggiunge quando qualcuno clicca un suo annuncio, cioè la prova che a quella pagina si arrivava da un annuncio a pagamento; dal 15 ottobre 2026 gli annunci girano in sette lingue, con la stessa formula in tedesco (die echte Seite), in olandese (de echte site), in svedese (den riktiga sidan) e in italiano. Nell’archivio ne ho contati almeno diciassette verso lo stesso indirizzo, e l’inserzionista è lo stesso account (nell’archivio ogni inserzionista ha un codice unico) che negli stessi giorni pubblica anche un annuncio di reclutamento per il Mossad. Il 21 ottobre 2026 anche IrpiMedia ha documentato gli annunci in italiano, arrivando allo stesso inserzionista.

Quattro mosse da manuale, e il manuale esiste davvero

Potrebbe sembrare l’idea di un pubblicitario sveglio, solo che ogni mossa ha già un nome e un codice in un catalogo che si chiama DISARM (sta per analisi della disinformazione e gestione del rischio), pubblico e gratuito, in cui gli analisti che si occupano di disinformazione hanno schedato le tecniche delle operazioni di influenza, senza giudicare se quello che diffondono sia vero o falso, con lo stesso spirito con cui MITRE ATT&CK scheda quelle degli attacchi informatici. Messe in fila, le mosse che si vedono da fuori sono quattro: le prime tre stanno nel sito e nei suoi fratelli, di cui nessuno ha dichiarato la proprietà, la quarta negli annunci, di cui conosciamo l’inserzionista.

La prima è la T0102.003, sfruttare un vuoto di dati: una ricerca a cui manca ancora una buona risposta. Il film di Abraham e Szor sarà visibile gratis online solo a fine novembre 2026, quando lo metterà il Guardian, che lo ha coprodotto, e fino ad allora chi scrive «guarda Naza online» una versione legale non la trova: chi si piazza lì occupa uno spazio vuoto, come un banco che apre in una piazza dove i negozi sono ancora chiusi. La seconda è la T0149.003, il dominio sosia, un indirizzo fatto apposta per confondersi con l’originale, e qui è nazadocumentary.com, nato a pochi giorni dal premio e all’inizio vestito da sito ufficiale; nell’annuncio, poi, l’indirizzo visibile finiva con naza/film, come se fosse la pagina del film, ma quel pezzo di indirizzo lo scrive a mano l’inserzionista, e il 19 ottobre 2026 la pagina che stava davvero a quell’indirizzo rispondeva «pagina non trovata». La terza è la T0049.006, che nel catalogo si chiama keyword squatting e che in italiano renderei con occupare la parola: il titolo è identico, NAZA, con The Real Story attaccato dietro. La quarta, quando la parola da sola non basta, è la T0018, comprare annunci mirati, perché il primo posto nella pagina dei risultati si compra all’asta, lingua per lingua, e chi offre di più si prende il primo posto e il testo che ci scrive sopra, «vero» compreso.

Gli annunci, peraltro, chiudono tutti con la stessa formula, “decidete voi” (in tedesco urteilen Sie selbst, in olandese oordeel zelf, in svedese bestäm själv), e nei testi riusano le parole del film di Abraham e Szor, “girato di notte sui tetti di Tel Aviv”, “ascoltate il racconto”. L’effetto, qualunque sia l’intenzione, è che chi cerca il film si ferma davanti a due offerte con lo stesso titolo, e la scelta fra le due la fa lì, sulla pagina dei risultati. L’ultimo tassello è nella scheda dell’annuncio Il vero trailer di Naza: la sezione «Selezione del pubblico» il 19 ottobre 2026 elencava criteri demografici, località incluse ed escluse e le parole cercate, senza dire quali, e basta per capire che l’agenzia ha scelto a chi, dove e su quali ricerche mostrare l’annuncio, che Google ha etichettato come «Arti e intrattenimento», sullo scaffale dei trailer del sabato sera.

Piazzarsi dove la gente cerca un contenuto per offrirgliene un altro, del resto, non l’ha inventato un governo. Nell’aprile 2003 Madonna riempie le reti di scambio come Kazaa di copie finte di American Life, e chi le scaricava la sentiva chiedere “ma che cazzo credete di fare?”, che come assistenza clienti è quanto meno diretta; nel febbraio 2007 MediaDefender, pagata da discografici e studios di Hollywood per seminare file esca, apre Miivi.com, un finto sito pirata, e lo chiude il 4 luglio 2007, il giorno in cui un blogger risale dal registro del dominio fino a loro. La cassetta degli attrezzi è la stessa dal 2003: cambiano chi la usa e per quale causa, là il diritto d’autore, qui il racconto di una guerra.

Perché è guerra cognitiva, e perché la guardo con ammirazione

Il posto dove si combatte questa partita è la testa di chi cerca, nel momento in cui cerca, e c’è uno studio commissionato dall’Alleanza atlantica, la NATO, e firmato da François du Cluzel, Cognitive Warfare (NATO Innovation Hub, 2021), che a questo posto ha dato un nome, dominio cognitivo, proponendo di trattarlo come un sesto campo di battaglia accanto a terra, mare, aria, spazio e rete (ne avevo parlato in audizione al Senato, se vi va: video.matteoflora.com/1502). Con quel vocabolario la cosa si dice in una riga: la contropropaganda, cioè rispondere a un racconto con un altro racconto, è guerra cognitiva, e gli annunci sulla parola «Naza» ne sono un’operazione da manuale.

C’è poi una cosa che a qualcuno non piacerà, ma io non riesco a raccontarla diversamente: Israele, come quasi sempre in questo campo, è all’avanguardia. La diplomazia pubblica, che lì ha perfino un nome suo, hasbara, è da decenni una funzione stabile dello Stato distribuita fra l’ufficio del primo ministro, il ministero degli Esteri e il portavoce dell’esercito; nel 2024 Wired e la radio pubblica americana NPR trovano gli annunci del governo israeliano in cima alle ricerche su UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi; nel 2025 Eurovision News Spotlight documenta la campagna per il voto all’Eurovision in 35 paesi e Drop Site News un contratto da 45 milioni di dollari con Google e YouTube; nel luglio 2026 Time racconta di un’agenzia statunitense che lavora per conto di Israele a 1,5 milioni di dollari al mese anche su come i chatbot inquadrano le domande su Israele e Gaza. Mentre mezzo mondo discute ancora di bot e fattorie di troll, la diplomazia pubblica israeliana lavora già sui motori di ricerca e sulle risposte delle intelligenze artificiali, cioè sui due posti dove la gente va a farsi un’idea quando non sa a chi credere.

Per chi queste cose le insegna, alle aziende e alla Difesa, è affascinante vederle arrivare nella realtà eseguite con tanta precisione: il vuoto di dati individuato prima che esistesse una versione legale del film, il dominio registrato in sei giorni e i siti fratelli che si presentano come guide neutrali (di chi siano, ancora non si sa), gli annunci in sette lingue firmati dall’agenzia del governo, con la stessa formula e la stessa chiusura, «decidete voi». È l’ammirazione dell’allenatore che rivede la partita dell’avversario al rallentatore, e non c’entra nulla con il tifo: si può studiare una tecnica senza giudicare lo scopo per cui viene usata (se poi la frase «ammiro la tecnica» vi sembra già una presa di posizione, vi capisco, ma nel mio lavoro è il punto di partenza: non si difende nessuno da una mossa che non si è capita).

Livellare la potenza di fuoco

Resta da capire perché uno Stato con i mezzi di Israele debba comprarsi una riga di Google, e la risposta, secondo me, sta in una lente che di solito si usa per tutt’altro. Antonio Gramsci, nei Quaderni del carcere (scritti fra il 1929 e il 1935), spiega che il potere non si regge soltanto sulla forza dello Stato ma soprattutto sull’egemonia, cioè sulla capacità di far diventare la propria visione il senso comune nella società civile, scuola, giornali, cultura, e che questa egemonia la costruiscono gli intellettuali con una lunga guerra di posizione, molto prima di qualsiasi scontro frontale; qui la uso solo sul terreno della cultura e dell’informazione, non sui rapporti di forza sul campo (in Italia l’abbiamo vista giocare in piccolo con Zerocalcare e la fiera del libro, ne parlavo qui: video.matteoflora.com/1498).

Ora guardate i due NAZA con questa lente. Da una parte ci sono la giuria di Venezia, due registi con un Oscar alle spalle, il Guardian come coproduttore, la distribuzione in oltre cinquanta paesi e in Italia un risultato che non si vedeva da anni: uscito il 28 settembre 2026 in 515 sale per tre giorni, il film arriva primo al botteghino davanti alla riedizione di Avengers, e il Post il 16 ottobre 2026 conta quasi cinque milioni di euro di incassi. Nei luoghi dove un racconto viene consacrato, festival, critica, redazioni, una parte ha dalla sua l’intellighenzia, e su questo film la guerra di posizione pende dalla sua parte. Dall’altra parte c’è uno Stato che in quei luoghi, su questo film, non ha lo stesso peso, e che quindi sposta la partita su un terreno dove la consacrazione non serve.

È lì che Gramsci e il catalogo DISARM si incontrano. Il vuoto di dati è il punto della ricerca in cui la posizione si ottiene con un’offerta all’asta e non con il consenso della critica, dove non conta quanti critici vi hanno applaudito ma quanto siete disposti a spendere per ogni clic, e dove un governo, che nei festival parte svantaggiato, recupera terreno su chi ha vinto a Venezia, perché lì conta il budget. La contropropaganda, in questo senso, è un livellamento della potenza di fuoco, e la battaglia non si gioca su quello che è accaduto a Gaza, su cui, secondo me, nessuno dei due film sposterà di un millimetro nella testa di chi ha già un’idea, ma sull’opinione pubblica di chi un’idea non ce l’ha ancora e scrive «Naza» in un motore di ricerca. Chi ha la critica si tiene la critica; chi non ce l’ha, si prende la barra di ricerca.

Le regole che non arrivano dove arriva l’annuncio

Tutto questo succede in Europa, dove il 14 novembre 2024 Google ha annunciato che da ottobre 2025 nell’Unione europea non avrebbe più pubblicato pubblicità politica, per via del regolamento europeo 2024/900 sulla trasparenza della pubblicità politica. Solo che quel regolamento, all’articolo 3, considera attori politici i partiti, i candidati e i membri dei governi degli Stati membri, e un governo di fuori dall’Unione in quell’elenco non c’è; un annuncio su un film, inoltre, non tocca né elezioni né leggi, e quindi, per come leggo il testo, questa è pubblicità ordinaria, il blocco di Google non scatta e l’annuncio gira.

Resta la norma di Google sulla rappresentazione ingannevole, che vieta di appropriarsi dell’identità di altri marchi per suggerire un legame e la tratta come violazione grave, fino alla sospensione dell’account. Nel 2024, sul caso UNRWA, Google aveva risposto a Wired che quegli annunci non violavano le sue regole, perché, nella sua lettura, le regole guardano soprattutto a non mentire su chi paga e non vietano un contenuto contestato in quanto tale; qui il nome di chi paga c’è, in chiaro, e l’annuncio indica come «sito vero» quello di un altro film con lo stesso titolo. Se questo sia vietato lo decide Google: il 19 ottobre 2026 gli annunci in inglese risultavano ancora attivi, il 23 ottobre 2026 nell’archivio non ce n’era più nessuno su NAZA, in nessuna lingua, mentre gli altri annunci dello stesso inserzionista, compreso quello di reclutamento per il Mossad, erano ancora al loro posto (chi li abbia tolti, se Google o l’agenzia stessa, l’archivio non lo dice). La parte curiosa è che tutto questo lo vediamo soltanto perché Google tiene un archivio pubblico degli annunci, per cui la stessa casa che vende il primo posto ci mostra anche chi se l’è comprato (nessuno è perfetto, ma questa volta l’archivio è stato il miglior testimone).

Se il tema è il mio lavoro, il consiglio è da consulente e vale per chiunque stia per far uscire un’opera esposta, un film, un libro, un’inchiesta: la difesa cognitiva si fa prima, non dopo, e vuol dire prendersi il nome, il dominio e gli annunci sulla ricerca del proprio titolo prima che qualcun altro lo faccia, riempendo con una pagina propria quel vuoto che resta fra l’annuncio del premio e il giorno in cui l’opera si può vedere davvero. Nel caso NAZA, in quei sei giorni qualcuno si era già preso il dominio, e gli annunci sono arrivati tre settimane dopo.

La pizzeria con l’insegna più grande

Pensate a chi esce dal cinema, apre il telefono per consigliare il film a un amico, scrive «Naza» e si vede proporre in cima l’altro, quello che dice il contrario, con sopra scritto che è quello giusto. È come cercare la pizzeria Da Ciro di cui avete sentito parlare da decine di persone e trovarvi, accanto, un secondo locale con lo stesso nome, l’insegna più in alto e la scritta «la VERA pizzeria Da Ciro»: nessuno vi impedisce di entrare nella prima, nessuno vi dice che la margherita dell’altra è migliore, semplicemente vi fermate sul marciapiede con due insegne con lo stesso nome davanti, l’una accanto all’altra, e a quel punto chi ha appeso la seconda insegna ha già ottenuto il suo effetto, perché voi siete lì, fermi, a decidere.

Per Approfondire

Teoria

  • Antonio Gramsci, “Quaderni del carcere”, Einaudi, 1948-1951 (scritti 1929-1935)
  • François du Cluzel, “Cognitive Warfare”, NATO Innovation Hub, 2021, https://innovationhub-act.org/wp-content/uploads/2023/12/20210113_CW-Final-v2-.pdf
  • DISARM Foundation, “DISARM Framework” (DISARMframeworks), 2022, https://github.com/DISARMFoundation/DISARMframeworks
  • Torun International Studies: “HASBARA: Public Diplomacy with Israeli Characteristics” (2020), https://apcz.umk.pl/TSM/article/view/TIS.2020.008

Fonti

  • Google, Centro per la trasparenza pubblicitaria: Israeli Government Advertising Agency, annunci mostrati in Italia (consultato il 19/10/2026), https://adstransparency.google.com/advertiser/AR00827556497616535553?region=IT
  • Google, annuncio in italiano CR09389034947005644801 (15-18/10/2026; consultato il 19/10/2026, non più in archivio il 23/10/2026), https://adstransparency.google.com/advertiser/AR00827556497616535553/creative/CR09389034947005644801?region=IT
  • Google, annuncio in italiano CR16588601901310803969, scheda Selezione del pubblico (15-18/10/2026; consultato il 19/10/2026, non più in archivio il 23/10/2026), https://adstransparency.google.com/advertiser/AR00827556497616535553/creative/CR16588601901310803969?region=IT
  • Google, annuncio in inglese CR12645513510571212801 (dal 7/10/2026; consultato il 19/10/2026, non più in archivio il 23/10/2026), https://adstransparency.google.com/advertiser/AR00827556497616535553/creative/CR12645513510571212801?region=anywhere
  • La Biennale di Venezia: NAZA in concorso alla 83ª Mostra, https://www.labiennale.org/en/node/21272
  • IDF: “IDF response to the film NAZA” (01/10/2026), https://www.idf.il/en/mini-sites/idf-press-releases-israel-at-war/october-26-pr/idf-response-to-the-film-naza/
  • JTA: “In its first detailed response to ‘NAZA’ documentary, IDF claims ‘fundamental errors’” (01/10/2026), https://www.jta.org/2026/10/01/israel/in-its-first-detailed-response-to-naza-documentary-idf-claims-fundamental-errors
  • Khaleej Times: Israel minister on NAZA directors’ citizenship after the Venice win (09/2026), https://www.khaleejtimes.com/entertainment/israel-minister-naza-directors-citizenship-venice-win
  • Euronews: “Benjamin Netanyahu si unisce ai ministri israeliani contro il documentario NAZA” (15/09/2026), https://it.euronews.com/2026/09/15/benjamin-netanyahu-si-unisce-ai-ministri-israeliani-contro-il-documentario-naza-premiato-a
  • Al Jazeera: “Al Jazeera probe exposes fake viewing numbers for Israeli counter-film” (15/10/2026), https://www.aljazeera.com/news/2026/10/15/al-jazeera-probe-exposes-fake-viewing-numbers-for-israeli-counter-film
  • Internet Archive, Wayback Machine: nazadocumentary.com al 16/09/2026, https://web.archive.org/web/20260916204712/http://nazadocumentary.com/
  • Arab News: “Israel backs rival NAZA film to discredit award-winning Gaza war documentary” (09/10/2026), https://www.arabnews.com/media/israel-backs-rival-naza-film-to-discredit-award-winning-gaza-war-documentary-3005495
  • IrpiMedia: “Naza, il governo di Israele cerca di oscurare il film documentario” (21/10/2026), https://irpimedia.irpi.eu/israele-tenta-di-oscurare-naza/
  • The Guardian: “Guardian announces global release plans for documentary feature film NAZA” (24/09/2026), https://www.theguardian.com/gnm-press-office/2026/sep/24/guardian-announces-global-release-plans-for-documentary-feature-film-naza-directed-by-yuval-abraham-and-rachel-szor
  • Il Post: “Il successo di NAZA in Italia ha pochi precedenti” (16/10/2026), https://www.ilpost.it/2026/10/16/naza-incassi-cinema/
  • NPR: “Israel has been buying Google ads spreading false information about UNRWA” (28/08/2024), https://www.npr.org/2024/08/28/nx-s1-5091270/israel-has-been-buying-google-ads-spreading-false-information-about-unrwa
  • Eurovision News Spotlight: “Israeli government agency paid for adverts targeting Eurovision Song Contest public vote” (19/05/2025), https://spotlight.ebu.ch/p/israeli-government-agency-paid-for
  • Drop Site News: “Google’s $45 Million Contract With Netanyahu’s Office to Spread Israeli Propaganda” (03/09/2025), https://www.dropsitenews.com/p/google-youtube-netanyahu-israel-propaganda-gaza-famine
  • Time: “Brad Parscale Israel influence operation” (14/07/2026), https://time.com/article/2026/07/13/brad-parscale-israel-influence-operation/
  • Google: “An update on political advertising in the European Union” (14/11/2024), https://blog.google/company-news/inside-google/around-the-globe/google-europe/political-advertising-in-eu/
  • Regolamento (UE) 2024/900 relativo alla trasparenza e al targeting della pubblicità politica, art. 3, https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/900/oj?locale=it
  • Google, Norme pubblicitarie, “Rappresentazione ingannevole”, https://support.google.com/adspolicy/answer/6020955?hl=it
  • The Register: “Like a virgin: Madonna hacked for the very first time” (22/04/2003), https://www.theregister.com/2003/04/22/like_a_virgin_madonna_hacked/
  • Wikipedia: “MediaDefender” (Miivi.com, 2007), https://en.wikipedia.org/wiki/MediaDefender
  • MITRE ATT&CK, https://attack.mitre.org/
  • Ciao Internet, #1608: “NAZA e propaganda: guerra cognitiva e come Israele sta comperando la tua attenzione” (21/10/2026), https://video.matteoflora.com/1608
  • Ciao Internet, #1502: “Chi controlla la mente? L’intelligenza artificiale nel dominio cognitivo”, audizione al Senato, https://video.matteoflora.com/1502
  • Ciao Internet, #1498: “Zerocalcare, Più Libri Più Liberi, Passaggio al Bosco e l’operazione politica di alto livello” (04/12/2025), https://video.matteoflora.com/1498

l'autore

Matteo Flora

Mi chiamo Matteo Flora, sono imprenditore seriale, docente universitario e keynote panelist e divulgatore. Mi occupo di cambiare i comportamenti delle persone usando i dati.
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